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Robotica News - Archivio

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Shanghai: all’Expo 2010 un balletto robotico

07/07/2010

Venti robot Nao prodotti dalla francese Aldebaran si sono esibiti in uno spettacolo senza precedenti all’Esposizione Universale cinese, ballando sulle note del Bolero di Ravel

Reduci dalla RoboCup di Singapore, i mondiali di calcio per robot che hanno avuto luogo nella città-stato asiatica dal 19 al 25 giugno scorso, i simpatici robottini Nao, sviluppati dalla francese Aldebaran, si sono esibiti qualche giorno dopo a 3.800 km di distanza in quel di Shanghai, dove è in corso fino al 31 ottobre l’Esposizione Universale 2010. E lo hanno fatto con un’anteprima mondiale assoluta: ben 20 robot, infatti, hanno ballato in perfetta sincronia sulle note del Bolero di Ravel in occasione della Festa della Musica, lasciando a bocca aperta la platea degli spettatori. Pesanti circa 5 kg e altri 23 centimetri, nel corso dell’esibizione i Nao hanno scambiato informazioni tra loro mediante connessioni Wi-Fi e segnali infrarossi. Quindi, secondo quanto precisato da un comunicato stampa della casa transalpina, questi robot non sono controllati a distanza e sono in grado di ' pensare 'e agire insieme. Interessante il video dell’esibizione, disponibile su Youtube al seguente indirizzo www.youtube.com/watch?v=4t1NWH6G1f0&feature=player_embedded.


Presentato Justin, il "meccanico spaziale"

07/07/2010

Verrà montato su un satellite e mandato in giro a riparare (o distruggere) altri satelliti in avaria. Progettato in Germania al DLR, si pone in diretta concorrenza con il Robonaut sviluppato dalla NASA in collaborazione con GM

Si chiama Justin ed è un robot umanoide frutto di una ricerca in corso presso l’Institute of Robotics and Mechatronics del DLR, il German Aerospace Center. Come molti suoi "fratelli" robotici ha attraversato una serie di fasi nella sua vita e l’ultima versione è stata appena presentata all’ILA 2010 Space Pavilion del Berlin Airshow. Si tratta di un robot umanoide molto simile all’unità sperimentale elaborata da NASA e GM e nota con il nome di Robonaut. È destinato a ricoprire il ruolo di telepresenza androide, per permettere a un operatore umano di eseguire operazioni nello spazio in tutta sicurezza da una sala di controllo sulla Terra o all’interno di una nave spaziale. A tal fine Justin è pieno di sensori e servomotori, mentre la sua gigantesca console di comando è equipaggiata con sistemi dotati di "force feedback" in modo da consentire all’operatore la massima sensibilità. Inoltre, come Robonaut, Justin è destinato a non avere le gambe, ritenute non necessarie per lo svolgimento delle operazioni in orbita.

Ma i tecnici tedeschi hanno pensato Justin con competenze r capacità leggermente superiori rispetto al "concorrente" Usa. Il robot del DLR, pur essendo anch’esso destinato ad attività extraveicolari intorno all’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, sarà infatti montato su un proprio satellite. Questo gli darà la possibilità di manovrare in orbita e quindi di riparare altri satelliti sostituendo pezzi danneggiato o difettosi. Potrà inoltre, con l’oculata applicazione dei suoi razzi, spingere fuori dall’orbita e far bruciare nell’atmosfera terrestre altri satelliti completamente fuori uso od ormai obsoleti. Si tratta di capacità che si riveleranno incredibilmente utili nell’era post-Shuttle, permettendo di estendere il ciclo di vita utile di satelliti e sistemi che, altrimenti, sarebbero destinati a diventare semplici "detriti spaziali".




Baywatch 2.0: arriva EMILY, il robot bagnino

07/07/2010

Sperimentato con successo su una spiaggia californiana, è in grado di individuare grazie a un sonar le persone in difficoltà che annaspano tra i flutti e di trasportarle a riva

Da questa estate i bagnanti di Zuma Beach, una delle spiagge di Malibu, nella contea di Los Angeles, saranno più tranquili. A vegliare su di loro, infatti, oltre agli immancabili baywatch, ci sarà anche EMILY, robot-bagnino che aiuterà i colleghi umani a salvare persone in difficoltà tra i flutti. Progettato dalla Hydronalix, EMILY (acronimo di EMergency Integrated Lifesaving lanyard), si presenta come una mini imbarcazione, raggiunge 28 miglia orarie ed è in grado di localizzare una persona in difficoltà usando un sonar capace di rilevare i suoi movimenti scomposti. Una volta raggiunto il nuotatore in pericolo, lo lascia aggrappare alla propria struttura e lo trasporta a riva. Per ora il robot bagnino è controllato in remoto dai bagnini sulla spiaggia, che attraverso gli altoparlanti installati a bordo tranquillizzano la vittima e le danno istruzioni. In un prossimo futuro, invece, la speranza è quella di rendere EMILY completamente autonomo, in modo da diminuire i tempi di risposta e riuscire a salvare più persone.

In ogni caso EMILY non rimpiazzerà a breve i bagnini in carne e ossa: c’è ancora bisogno di "intelligenza umana" per gestire situazioni così complesse. Tanto per fare un esempio, il robot non è ancora in grado di prestare aiuto a persone in stato di incoscienza. È comunque un ottimo strumento di assistenza, grazie anche alla sua autonomia che gli permette di viaggiare per circa 80 miglia con una sola carica delle batterie. E il suo aiuto sarà particolarmente richiesto in caso di cattive condizioni di visibilità, quando i bagnini spesso non riescono a individuare persone in difficoltà: il sonar di EMILY, in tali circostanze, potrebbe rivelarsi estremamente utile.


Nasce youBot, un po’ manufacturing un po’ service robot

07/07/2010

Un robot industriale, ma in scala ridotta, con un software open source che si presta a usi didattici e di ricerca. Si chiama youBot ed è stato appena presentato da Kuka

Sta forse nascendo una nuova classe di robot, in grado di colmare il gap attualmente esistente tra robot manufacturing e service robot? Se lo chiedono in molti commentando il lancio sul mercato di youBot, il nuovo "desktop mobile manipulator" prodotto da Kuka, gigante mondiale della robotica industriale. Presentato ad Automatica, la fiera dell’automazione e della meccatronica che si è svolta in giugno a Monaco di Baviera, è un vero e proprio braccio robotico a 5 gradi di libertà, alimentato a batteria, dotato di pinza rimovibile e montato su una piattaforma mobile omnidirezionale montata su quattro omniWheels in grado di spingerlo a una velocità di 0,8 m/sec. Si presenta quindi come un robot industriale ma, date le sue dimensioni (braccio e piattaforma pesano, montati insieme, poco più di 25 kg e misurano 53x36 cm di base e 75 di altezza), si presta a usi didattici e di ricerca. È inoltre dotato di diversi software applicativi open source in parte sviluppati nell’ambito del progetto BRICS (Best Practice in Robotics), finanziato dall’Unione Europea (7° Programma Quadro).


Un ginocchio robotico rilancia Rizzoli Ortopedia

07/07/2010

REL-K, questo il nome dell’apparecchiatura sviluppata in collaborazione con una spin-off della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, permette al gruppo bolognese di superare l’annus horribilis 2009 con una crescita dell’8%

Un'azienda storica, nata alla fine del 1800 e sino a pochi anni fa in declino, si mette a correre sui mercati internazionali proprio nel pieno della grande crisi economica. Stiamo parlando del gruppo Rizzoli Ortopedia, che opera a Budrio (Bologna), nel distretto emiliano delle protesi. In questo caso l'innovazione serve a ridare libertà di movimento a chi, per malattia, incidente stradale o sul lavoro, ha perso uno degli arti inferiori. Il progetto ha alla base quattro anni di ricerca, tre diversi brevetti e un'intensa collaborazione con Scienzia Machinale, il centro creativo di robotica forte di 40 ingegneri nato come spin-off della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

Il nome dello strumento - che consente di correre, passeggiare, inginocchiarsi, salire o scendere gradini, pedalare in bicicletta in tutta sicurezza e scioltezza a chi sarebbe invece costretto altrimenti a una pesante invalidità - è ginocchio elettronico REL-K. Il cuore dell'arto artificiale intelligente è un insieme di sensori che misurano e memorizzano fino a mille volte al secondo la pressione esercitata durante il movimento e le forze esercitate durante il ciclo del passo, implementando una logica di controllo della frenata ottimale, che permette una straordinaria adattabilità alle sollecitazioni e alle asperità del terreno. In questo modo REL-K anticipa quello che la persona sta per fare, come se fosse comandato dal cervello, rendendo la camminata fluida, sicura e naturale.

Anche sul fronte della sicurezza e della versatilità l’arto elettronico della Rizzoli Ortopedia garantisce ottimi standard. È possibile impostare fino a 4 diverse modalità di funzionamento, che possono essere modificate con semplicità grazie al telecomando in dotazione. Il tecnico ortopedico, inoltre, in accordo con l'utente può impostare le modalità al momento dell'adattamento della protesi: in funzione delle esigenze personali sono sempre possibili ulteriori settaggi e modifiche d'impostazione. Infine, REL-K non richiede componentistica specifica per l'ancoraggio del piede ed è quindi pienamente compatibile con le strutture tubolari standard. Per quanto concerne l’autonomia, REL-K prevede l'uso di una batteria estraibile posizionata sulla parte superiore della tibia, facilmente accessibile da seduti e di semplice e sicura sostituzione. Le batterie sono caricabili anche esternamente e il dispositivo è compatibile con alimentatori facilmente reperibili in commercio. Il kit base comprende una seconda batteria e ciò permette di estendere l'autonomia di funzionamento del dispositivo a una durata di gran lunga superiore rispetto a quello di analoghi apparecchi con batteria interna.

Il ginocchio elettronico è solo l'ultimo tassello di un percorso di innovazione che sta coinvolgendo da alcuni anni tutta la struttura del gruppo Rizzoli Ortopedia. La svolta ha coinciso con l'acquisizione da parte di Seconda Investimenti, finanziaria di operatori privati locali che hanno scommesso sul rilancio di quello che era stato un ente pubblico rinomato, ma pieno di inefficienze e con i bilanci in rosso. Il risultato, come spiega il presidente e amministratore delegato, Mauro Mastropasqua, è una crescita dell'8% nel terribile 2009, in un momento in cui "anche il nostro mercato è stato completamente fermo". Buone le prospettive anche per il 2010.


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